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Cheratocono e Cross-Linking Corneale

Il Dr. Marco Lombardo è responsabile di un TRIAL CLINICO su un nuovo metodo di CROSS-LINKING per la cura del cheratocono. Lo studio ha come scopo lo sviluppo di un trattamento di cross-linking transepiteliale (cioè senza rimuovere l’epitelio della cornea) per arrestare la progressione del cheratocono ad uno stadio precoce della malattia.

Il Cheratocono è una patologia degenerativa della cornea caratterizzata da progressivo assottigliamento e sfiancamento dello stroma corneale.
La causa del Cheratocono è ancora sconosciuta. L’insorgenza clinica, usualmente bilaterale, avviene in età giovanile tra i 10 e i 20 anni di vita. Ha un’incidenza stimata media di 1 caso ogni 2000 persone. Può presentarsi con carattere familiare (nel 20% dei casi diagnosticati). È stata osservata un’associazione del cheratocono con patologie del tessuto connettivo, tra cui la sindrome di Elhers-Danlos e la sindrome dell’osteogenesi imperfetta. Nei pazienti affetti da cheratocono si può notare la presenza di malattie oculari isolate. Un esempio classico è l’associazione con retinite pigmentosa.

Sintomatologia del cheratocono

Il primo sintomo è la riduzione della vista. La fotofobia, l’abbagliamento alle fonti di luce, la diplopia monoculare (sdoppiamento della vista) ed il frequente rossore oculare possono essere sintomi presenti.
L’esame oculistico alla lampada a fessura rivela, negli stadi iniziali, alterazioni della porzione più anteriore del tessuto della cornea (cicatrici della membrana di Bowman) o di quella più profonda (strie di Vogt). Nei casi tardivi, si può osservare la tipica protrusione ectasica della cornea (il cono). L’apice del cono si ritrova generalmente in corrispondenza dell’asse visivo, riducendo di molto la performance visiva del paziente.
La diagnosi di cheratocono è eseguita mediante l’esame obiettivo dell’occhio e l’esecuzione della topografia corneale. La topografia consente la ricostruzione computerizzata della curvatura della cornea e consente sia una diagnosi precoce sia lo studio dell’evoluzione e la stadiazione della patologia. L’esame clinico si avvale anche della pachimetria corneale, grazie alla quale è possibile la misura dello spessore corneale. Uno spessore, centrale o paracentrale inferiore, della cornea inferiore a 450 μm è considerato patologico.

Topografia corneale di cheratocono prima e dopo cross-linking

Topografia Corneale di cheratocono al 2° Stadio. Le aree con colori più caldi (rosso) indicano una maggiore curvatura della superficie corneale e corrispondono alla "base" del cono di protrusione della cornea.

Terapia del cheratocono e Cross-Linking Corneale

Negli stadi iniziali, il trattamento del cheratocono si avvale della correzione del visus tramite occhiali o lenti a contatto, che comunque non rallentano mai la progressione del cono. Le lenti a contatto consentono una migliore performance visiva rispetto all’occhiale, grazie al fatto che, essendo a contatto con la superficie corneale, riescono a regolarizzare meglio il profilo del Kcono.

Una valida opzione terapeutica per rallentare la progressione del Kcono è data, da qualche anno, dalla tecnica di Cross-Linking Corneale (CXL). Scopo del cross-linking è l’irrigidimento della cornea, indebolita dalla malattia stessa, mediante un processo chimico denominato foto-polimerizzazione. Il trattamento di CXL consiste nell’instillare gocce di riboflavina (vit. B2) sullo stroma corneale, dopo aver disepitelizzato un’area centrale della cornea, ogni 2-3 minuti circa per 15-20 minuti e quindi irradiare il tessuto corneale con un raggio di luce UltraVioletto (lunghezza d’onda: 370 nm, UV-A) per circa 30 minuti, continuando ad instillare una goccia di riboflavina ogni 2-3 minuti.

I risultati a otto anni dall’introduzione nella pratica clinica del cross-linking hanno dimostrato l’efficacia e la sicurezza del trattamento. In media è stato osservato un significativo appiattimento dell’apice del kcono (mediamente di 1-2 diottrie), con un contemporaneo miglioramento dell’acuità visiva con lenti a contatto di una o due linee di Snellen. L’indicazione chirurgica è rivolta ai Kconi in stadio iniziale con una lieve riduzione del miglior visus naturale o corretto con lenti a contatto e con uno spessore corneale superiore a 400 microns.

L’intervento viene eseguito in regime ambulatoriale in anestesia topica (con gocce di collirio anestetico); al termine della procedura viene posta sulla cornea una lente a contatto terapeutica che viene rimossa dopo 3-4 giorni dall’intervento, non appena l’epitelio è integro. La terapia medica post-operatoria è topica e si avvale dell’uso di colliri antibiotici ed anti-infiammatori. Durante i primi 2-3 giorni dopo l’intervento, si possono manifestare senso di corpo estraneo o bruciore oculare, dovuti al processo di riepitelizzazione corneale. Una volta che l’epitelio è guarito, ogni fastidio cessa ed il paziente può tornare a breve, sempre su indicazione del proprio oculista, ad indossare la lente a contatto.

Sono allo studio ed in alcuni casi già applicate tecniche di cross-linking che non richiedono la rimozione dell’epitelio, eliminando così ogni fastidio che possa essere direttamente legato all’intervento. Il Dr. Marco Lombardo è direttamente coinvolto nella ricerca e sviluppo di nuovi prodotti e procedure, sempre più sicure ed efficaci, per la cura del cheratocono.

Domande ricorrenti

Di seguito puoi trovare la risposta alle più comuni domande che vengono poste dai pazienti affetti da cheratocono:

L’intervento di cross-linking corneale è pericoloso?
Fondamentalmente il cross-linking è sicuro se il paziente viene selezionato in modo corretto e se il trattamento viene eseguito secondo protocollo. Per questo è necessario affidarsi ad un chirurgo oculare preparato ed esperto nel campo.
In ogni caso, bisogna ricordare che ad oggi in letteratura non è riportata, nell’immediato postoperatorio, nessuna complicanza grave con tale metodica. Nessuna complicanza a lungo termine è stata mai riportata.

Che cosa succede dopo l’intervento di cross-linking?
Nei primi giorni successivi all’intervento è normale vedere male (offuscamento della vista) ed avvertire un fastidio che può arrivare al dolore ma che sicuramente causa una sensazione di corpo estraneo spesso associata a lacrimazione.
Ciò succede soprattutto perché la rimozione dell’epitelio lascia una specie di escoriazione sulla cornea che quindi comporta disagio. In questa fase di guarigione la cornea, inoltre, funziona male come lente determinando, appunto, una visione offuscata.
La lente a contatto viene rimossa dopo 3-5 giorni e da allora la vista tende progressivamente a migliorare nel tempo. Sono in genere necessari alcuni mesi per definire nel singolo caso l’efficacia del trattamento. Per questa ragione sono necessari ripetuti controlli e cure prolungate che vanno modulate in base ai rilievi clinici e strumentali.

L’intervento di Cross-linking risolve i problemi della vista?
Il più importante risultato del cross-linking è la stabilizzazione della progressiva deformazione corneale. Il rinforzo del collagene corneale determina, pertanto, una stabilizzazione delle condizioni visive. In quasi tutti i casi si assiste anche una lieve regolarizzazione dell’astigmatismo che si traduce anche in un lieve miglioramento della vista.

L’intervento elimina l’utilizzo di occhiali o lenti a contatto?
No, l’intervento di cross-linking non è un intervento di chirurgia refrattiva. Se si impiegava un occhiale prima dell’intervento, potranno essere reindossati subito dopo. La stessa cosa deve dirsi per le lenti a contatto. Bisogna precisare, comunque, che spesso si assiste ad una migliore tollerabilità alle lenti a contatto dopo il trattamento. Una nuova lente a contatto potrà essere indossata dopo circa tre mesi dall’intervento, e comunque secondo il parere dell’oculista.

Quando l’acuità visiva è grandemente compromessa o vi sogno segni acuiti di sfiancamento della cornea è necessario procedere all’intervento di trapianto della cornea.